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Il Chiaretto

Per tradizione i primi grappoli della vendemmia sono destinati alla produzione del Chiaretto, un fragrante rosato, tra i primi vini italiani ad aver ottenuto il riconoscimento della denominazione di origine controllata, il 21 luglio 1967.

La tecnica di vinificazione, intuita in tempi remoti e codificata già nell'Ottocento dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, che aveva casa e vigne a Moniga del Garda, ha ricevuto una precisa normativa nel 1962 dal Consorzio Tutela Vini Bresciani.

Per caratterizzare il Chiaretto è indispensabile un parziale contatto del mosto con le vinacce, perché da queste si possano estrarre il colore ed alcune sostanze fondamentali. Se il tempo di contatto è troppo breve, il vino è scialbo, incompleto, di colore non ben definito. Se si eccede, anche per poco, il vino diventa un mezzo rosso impersonale, troppo vinoso, senza particolari caratteristiche. Si capisce quindi che l’uomo debba saper cogliere “l’attimo fuggente” per separare il mosto dalle bucce: di anno in anno questo varia in funzione dell’andamento stagionale e quindi del grado di maturazione e sanità delle uve stesse.

In pochi altri processi produttivi è tanto fondamentale la sensibilità dell’uomo che deve applicare la tecnologia come arte: solo un’antica tradizione ha consentito di svilupparla nel tempo, senza di essa gli apporti tecnici seguenti, per raffinati e moderni, non raggiungerebbero lo scopo. Le moderne tecniche di vinificazione, ed in particolare un accurato uso del controllo della temperature nel corso della fermentazione, consentono di esaltare i profumi intensi di piccoli frutti di bosco e di fiori.

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